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Chirurgia Colo-Proctologica

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Università di Bologna
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Le nostre attività

Nell’Unità Operativa tutti gli interventi chirurgici codificati in ambito epato-biliare e pancreatico (ad eccezione del trapianto) possono essere realizzati, e abitualmente non vengono condotti con accesso laparoscopico.
Le patologie benigne sono affrontate normalmente mediante l’asportazione della lesione oppure, nel caso delle cisti (sia semplici che parassitarie), lasciando in sede una parte della lesione la cui rimozione sia potenzialmente rischiosa e associando un trattamento appropriato che elimini le possibilità di recidiva o di degenerazione da parte della quota di lesione residua.
Per quanto riguarda la patologia tumorale maligna si eseguono resezioni epatiche atipiche, tipiche ed epatectomie sia minori che maggiori sulla base della natura, sede, numero e dimensione delle lesioni, includendo quando necessario la bonifica dei vasi sanguigni (trombectomie). Per la propria natura gran parte dei tumori maligni del fegato (epatocarcinomi o metastasi) possono recidivare: il presupposto sul quale ci basiamo è quello di condurre ogni intervento senza compromettere la possibilità di un nuovo intervento successivo. Talvolta più interventi successivi sono espressamente programmati: nei casi in cui non tutte le lesioni possono essere asportate in un solo atto operatorio rimuoviamo quelle per cui è possibile farlo e adottiamo tecniche che permettono al fegato residuo di crescere in maniera da consentire la bonifica completa nel corso di un secondo intervento.
Che siano stati programmati o che siano frutto dell’evoluzione della malattia, è oggi dimostrato che gli interventi ripetuti consentono sopravvivenze migliori rispetto ad altre terapie senza essere gravati da complicanze maggiori del singolo intervento. Nella nostra esperienza di trattamento delle metastasi epatiche da carcinoma del colon-retto i pazienti che sono andati incontro ad interventi ripetuti sono circa un terzo del totale e alcuni di essi sono stati operati fino a quattro volte. A dispetto della recidiva tumorale la sopravvivenza dopo un re-intervento (quando esso può essere intrapreso) non differisce significativamente rispetto a quella che fa seguito al primo intervento.
Le necessità di massimo risparmio del tessuto epatico è garantita con particolare efficacia grazie all’utilizzo routinario dell’ecografia intra-operatoria. Nel corso dell’intervento realizziamo di prassi lo studio ecografico del fegato con il duplice scopo di confermare i riscontri pre-operatori e di avere una mappa estremamente precisa delle strutture vascolari e biliari all’interno dell’organo in rapporto alla malattia in modo da risparmiare tutto il tessuto che non è strettamente necessario asportare. L’approccio finalizzato all’ottenimento del massimo dettaglio in fase di programmazione come di esecuzione dell’intervento ha consentito che una quota non marginale di interventi epatici possa oggi venire eseguita senza necessità di trasfusioni di sangue.
La visualizzazione diretta delle lesioni all’interno del fegato mediante l’ecografia intra-operatoria ha un ruolo cardinale anche nel trattamento multimodale degli epatocarcinomi quando sia necessario distruggere alcuni noduli mediante la termoablazione o l’alcolizzazione nel corso di un intervento chirurgico: una volta asportati i noduli che lo necessitino, quelli da trattare localmente vengono puntati mediante l’ecografia e vi viene infisso l’ago con cui verranno distrutti. Il confronto delle immagini ecografiche dei noduli prima e dopo il trattamento fornisce una indicazione in tempo reale dell’efficacia del trattamento.

 

Il trattamento multimodale degli epatocarcinomi

Il trattamento degli epatocarcinomi su cirrosi è una delle sfide più complesse che i medici possano dover fronteggiare perché la sovrapposizione di più condizioni patologiche, ognuna individualmente molto complessa, richiede la cooperazione di più specialisti e la familiarità di questi ultimi con le reciproche possibilità di azione: per questo motivo può essere considerato un ambito terapeutico specifico.
Il trattamento multimodale degli epatocarcinomi si concretizza nella nostra Unità Operativa in un approccio in base al quale noi trattiamo in prima battuta chirurgicamente tutti i noduli tecnicamente asportabili in pazienti candidabili all’intervento mentre in casi di tumori multinodulari viene indicata come gesto iniziale un’arteriografia con iniezione nei soli vasi del fegato di un chemioterapico che agisce localmente (chemio-embolizzazione o chemio-infusione). Questa procedura è una terapia che potenzialmente necrotizza i noduli tumorali e comunque li rende visualizzabili con certezza nel corso di una successiva TC (che viene eseguita, di norma, dopo 20 giorni). I noduli così identificati, se ancora vitali, vengono poi ulteriormente trattati chirurgicamente quando possibile oppure distruggendoli con sedute di termoablazione o alcolizzazione nel corso e con la guida di una TC. Come detto precedentemente queste procedure possono anche essere eseguite, se indicato, nel corso di un intervento chirurgico resettivo (in tal caso con la guida dell’ecografia intraoperatoria); i pazienti portatori di noduli potenzialmente resecabili ma le cui condizioni di salute non consentano di sottoporli ad un intervento chirurgico sono invece trattati direttamente con chemioterapia locale ed ablazione dei noduli con termoablazione o alcolizzazione.
Tanto queste ultime due procedure che le chemioinfusioni sono condotte in regime di ricovero di pochi giorni (di norma da due a quattro) e senza necessità di anestesia generale.
Il trattamento multimodale nella sua interezza è gestito nell’ambito dell’Unità Operativa in collaborazione con gli specialisti Radiologi espressamente dedicati alle procedure diagnostiche ed interventive e alle iniezioni loco-regionali di chemioterapico.